Diciamocelo chiaramente: questo State of Play non mi ha convinto
Ragazzi, mi siedo qui e vi parlo come farei se fossimo tutti insieme in chat durante una live. Ho appena finito di digerire l'ultimo State of Play di Sony e, ve lo dico senza giri di parole, sono rimasto con quella sensazione di "tutto qui?" che ormai conosciamo fin troppo bene. Non è che non ci fosse nulla, ma è che il grosso di quello che ho visto erano cose già viste, già mostrate, già sviscerate mille volte.
Partiamo dal fatto che io sono uno che ama entusiasmarsi. Quando c'è roba buona ve lo dico senza problemi, mi esalto, faccio il tifo. Ma qui, onestamente, mi è mancato quel guizzo, quel momento "wow" che ti fa saltare sulla sedia. E quando finisce uno show di questo tipo e ti rendi conto che non hai niente di veramente nuovo da raccontare agli amici, beh, qualche domanda te la fai.
Wolverine e Final Fantasy VII: la sensazione del già visto
Il caso più evidente è quello di Wolverine. Un gioco su cui ho grandissime aspettative, sia chiaro, ma quello che ci hanno mostrato non aggiunge granché a quello che già sapevamo o immaginavamo. È bello, è promettente, ma non è la bomba che ti aspetti da uno State of Play che dovrebbe far parlare di sé per settimane.
E poi c'è la questione Final Fantasy VII. Qui devo essere sincero fino in fondo: ho la sensazione che questo show sia stato letteralmente monopolizzato da questo titolo. Capisco che sia un franchise enorme, capisco il peso storico, capisco tutto. Ma quando un intero evento sembra ruotare attorno a una singola IP, e per giunta con materiale che non ti spacca la mascella dalla sorpresa, allora il problema non è il gioco in sé, è il contenitore che gli sta attorno. Sony aveva l'occasione di mostrare varietà, ambizione, novità. Invece mi è sembrato di rivedere lo stesso film.
La crisi economica dietro le quinte
E qui apro una parentesi che secondo me è fondamentale per capire tutto il resto. Non possiamo ignorare il contesto in cui si muove Sony in questo momento. C'è un elefante nella stanza che si chiama GTA 6, un titolo che ridisegnerà completamente gli equilibri del mercato quando arriverà, e c'è una situazione economica non proprio rosea che secondo me sta condizionando pesantemente le scelte dell'azienda.
Quando i budget si stringono, quando l'incertezza aumenta, le aziende tendono a giocare in difesa. Puntano sul sicuro, sulle IP che già conoscono, su quello che sanno che venderà. Ed è esattamente la sensazione che mi ha lasciato questo State of Play: uno show fatto per non rischiare, non per stupire.
E Bungie? Assente. Destiny 3? Non pervenuto
Adesso arriviamo al punto che tocca più da vicino la nostra community, quella degli extraction shooter e dei looter shooter. Bungie era completamente assente. Zero. Nulla. E qui parte il discorso su Destiny 3, che ormai è diventato quasi una leggenda metropolitana tra di noi.
Ogni volta che c'è un evento Sony, spunta sempre qualcuno che spera, che sogna, che immagina l'annuncio di Destiny 3. E io vi capisco, davvero. Anch'io vorrei vederlo. Ma devo mettere i piedi per terra e dirvi una cosa che forse non vi piacerà: secondo me Bungie, in questo momento, non può permettersi di fare Destiny 3 sul serio. E non è pessimismo gratuito, è analisi.
Perché fare Destiny 3 è complicatissimo
Provate a pensarci un attimo. Destiny 2 è un ecosistema gigantesco, costruito su anni e anni di contenuti, di espansioni, di stagioni, di investimenti dei giocatori. C'è gente che ha speso migliaia di ore e non pochi soldi in quel gioco. Fare Destiny 3 significherebbe, in un modo o nell'altro, dire a tutte queste persone: "Grazie, ma adesso si ricomincia da capo".
E questo è un rischio enorme dal punto di vista della fanbase. Ma non è solo quello. C'è anche la questione tecnica ed economica. Sviluppare un sequel completo di un live service di quelle dimensioni richiede risorse mostruose, tempo, e una stabilità aziendale che, diciamocelo, Bungie in questo periodo non sembra avere proprio saldissima. Con le ristrutturazioni, le voci sul futuro dello studio, le pressioni su altri progetti, dove trovi le energie per un progetto così titanico?
- Il rischio di frammentare la community: dividere i giocatori tra due titoli è un suicidio commerciale per un live service.
- I costi di sviluppo: parliamo di cifre che pochi studi al mondo possono permettersi in tranquillità.
- La transizione dei contenuti: come gestisci tutto quello che i giocatori hanno accumulato in Destiny 2?
- La situazione interna di Bungie: non è esattamente il momento più stabile della loro storia.
Quindi, quando qualcuno mi chiede "ma quando esce Destiny 3?", la mia risposta onesta è: probabilmente non nel modo e nei tempi che vi immaginate. È molto più realistico che Bungie continui a spremere e ad evolvere Destiny 2 finché il modello regge, piuttosto che buttarsi in un'avventura così azzardata.
La mia opinione finale, senza filtri
Mettendo insieme tutti i pezzi, il quadro che ne esce è questo: uno State of Play prudente, quasi timido, che riflette una Sony che sta attraversando un momento delicato. Giochi già visti, un'IP che si prende tutta la scena, e l'ombra di GTA 6 e delle difficoltà economiche che aleggia su tutto. E sul fronte che ci sta a cuore, un silenzio assordante da parte di Bungie che, a mio parere, è tutt'altro che casuale.
Non voglio fare il gufo, e sapete che non è il mio stile. Ma preferisco essere onesto con voi piuttosto che vendervi illusioni. Il mondo dei looter shooter e degli extraction shooter è in fermento, ci sono tante cose interessanti che bollono in pentola, ma Destiny 3 sul serio non è dietro l'angolo. E forse è giusto così, forse è meglio un Destiny 2 curato che un Destiny 3 buttato lì per riempire una casella.
Voi cosa ne pensate? Ditemelo nei commenti, sono curioso di sapere se la vedete come me o se mi accusate di essere troppo pessimista. Ne parliamo, come sempre.