Marathon rimandato ancora una volta: parliamone seriamente
Allora ragazzi, mettiamoci comodi perché di Marathon c'è parecchio da dire e stavolta non è per raccontarvi l'ennesima roadmap o l'ennesimo trailer figo. Bungie ha rimandato di nuovo, la stagione 3 slitta, e la cosa mi ha fatto scattare una domanda che ormai mi porto dietro da un po': ma alla fine questo gioco cosa vuole diventare da grande?
Perché sì, è vero, a dicembre arriverà nuovo contenuto con Simbiosi, e questa è una notizia che di per sé non è male. Ma il problema non è il quando, il problema è il cosa. E soprattutto il perché. Cinque anni di sviluppo — cinque, non due o tre — e ancora ci troviamo a chiederci quale sia la vera anima di questo progetto. Non è una domanda da poco, fidatevi.
Le carte in regola ci sono, ma manca la bussola
Voglio essere onesto con voi, come sempre. Marathon non è un brutto gioco. Le carte in regola le ha tutte: il gunplay di Bungie è quello che conosciamo, e quando questa gente mette le mani su un'arma in un videogioco, il feeling c'è. Il colpo pesa, il movimento è fluido, l'estetica è pazzesca. Su questo non ci piove, sono cose che Bungie sa fare meglio di quasi chiunque altro nel panorama FPS.
Il problema è un altro, ed è quello che nel mondo degli extraction shooter fa davvero la differenza: la direzione. Manca la bussola. Manca quella visione chiara che ti fa dire "ok, questo gioco è QUESTO, punto". E quando parliamo di un genere competitivo e affollato come quello degli extraction shooter, non avere un'identità precisa è un problema enorme. Non basta essere belli, non basta sparare bene. Devi sapere chi sei.
Il paragone scomodo con Destiny 2
E qui arriva il paragone che, lo so, farà storcere il naso a qualcuno: Destiny 2. Perché io Destiny lo mastico da anni, lo conoscete, sapete quanto ci ho investito in termini di tempo, contenuti, passione. E la cosa che mi preoccupa è che rivedo in Marathon alcuni degli stessi problemi strutturali che Destiny si è portato dietro per tantissimo tempo.
Destiny ha impiegato anni a capire cosa voleva essere. È partito come un ibrido strano tra sparatutto e MMO, ha cambiato pelle mille volte, ha buttato via contenuti, li ha reintrodotti, ha fatto avanti e indietro fino allo sfinimento. E ora vedo Marathon che rischia di percorrere la stessa strada tortuosa. Con la differenza che l'extraction shooter è un genere molto più spietato: se non convinci subito, la gente se ne va e non torna. Non c'è la fanbase storica che ti tiene in vita per inerzia.
Cinque anni e la domanda scomoda
Ed eccoci alla domanda scomoda, quella che nessuno vuole fare ad alta voce ma che io vi faccio perché con voi sono sempre stato diretto: dopo cinque anni di sviluppo, come è possibile che ancora non sia chiara la direzione?
Cinque anni sono tantissimi. Sono un ciclo di sviluppo che dovrebbe partorire un prodotto con le idee chiarissime, rifinito, con un'identità cristallina. E invece ci ritroviamo con rinvii, con contenuti spalmati, con una sensazione generale di incertezza. Non voglio fare il gufo, davvero, ma questa cosa mi fa pensare che ci siano stati parecchi ripensamenti interni, magari cambi di rotta, magari decisioni prese e poi ritirate. E quando succede questo, il giocatore lo percepisce. Lo senti che il gioco non ha una spina dorsale solida.
La soluzione che avrei voluto io
Adesso vi dico come la vedo io, perché non voglio limitarmi a criticare senza proporre. Se fossi stato al posto loro — e ovviamente è facile parlare da fuori, lo so — avrei puntato tutto sull'identità da extraction shooter puro. Senza mezze misure. Avrei costruito tutto il gioco attorno a quella tensione, a quel loop di rischio e ricompensa che rende il genere così dipendente.
La bellezza di un extraction shooter sta proprio lì: nell'entrare in una zona sapendo che potresti perdere tutto, nel calcolare ogni mossa, nel decidere se rischiare per un ultimo loot o estrarti col bottino che hai già. Quella è la magia. E Marathon ha tutti gli strumenti tecnici per farlo alla grande. Bastava crederci fino in fondo, senza cercare di accontentare troppe anime diverse.
Le componenti PvE ficcate a forza sono una cagata
E qui arrivo al punto che mi ha fatto più arrabbiare, e ve lo dico con parole mie senza girarci intorno: le componenti PvE ficcate dentro a forza sono una cagata. Punto. Quando prendi un genere che vive di PvP, di tensione tra giocatori, di quella paura costante dell'altro essere umano dall'altra parte, e poi ci infili dentro contenuti PvE tanto per allargare il pubblico, stai diluendo l'esperienza.
È la classica mossa da "vogliamo piacere a tutti", e sappiamo tutti come va a finire quando cerchi di piacere a tutti: non piaci veramente a nessuno. Il PvE ha senso se è integrato con criterio, se serve la fantasia dell'extraction shooter, non se è appiccicato per riempire una roadmap o per giustificare un rinvio. E la sensazione che ho è proprio quella: contenuti messi lì per esserci, non perché servono davvero all'anima del gioco.
Quindi, che futuro ha Marathon?
Io una speranza ce l'ho ancora, non voglio passare per quello che vuole affossare tutto. Bungie ha il talento, ha le risorse, ha la storia. Ma deve decidere chi vuole essere, e deve farlo in fretta. Dicembre con Simbiosi sarà un banco di prova importante, e lì capiremo tanto. Se il contenuto avrà finalmente una direzione chiara, se rafforzerà l'identità del gioco invece di annacquarla, allora ci sarà da essere ottimisti.
Se invece continueremo a vedere questa indecisione, questi rinvii, questo tentativo di essere mille cose insieme, allora temo che Marathon rischi di diventare l'ennesimo progetto con un potenziale enorme sprecato per mancanza di coraggio. E sarebbe un vero peccato, perché il gioco che ho tra le mani ha tutto per essere qualcosa di grande.
Voi come la vedete? Fatemelo sapere nei commenti, perché su questo tema mi interessa davvero il vostro parere. Siete più ottimisti di me o condividete le mie preoccupazioni?