Ragazzi, dobbiamo parlare seriamente di StarCraft
Allora, mi sono svegliato pensando che questa BlizzCon 2026 sarebbe stata la solita passerella di annunci prevedibili e invece mi hanno tirato una bomba in faccia. Blizzard ha ufficialmente presentato il nuovo StarCraft. Fin qui tutto bene, no? Peccato che questo StarCraft non sia un RTS. Ripeto: non è uno strategico in tempo reale. È uno sparatutto open world in terza persona. E se stai leggendo con la faccia confusa che ho fatto io, benvenuto nel club.
La cosa che mi ha davvero spiazzato però non è nemmeno il cambio di genere. È la data d'uscita: 2030. Sì, hai letto bene. Mancano anni. Quattro anni. Un annuncio così anticipato che quando uscirà avremo probabilmente cambiato tre console e io avrò registrato altri mille video su altri mille extraction shooter. Ma andiamo con ordine, perché qui c'è tanta roba da smontare pezzo per pezzo.
Cos'è davvero questo nuovo StarCraft
Partiamo dalle basi. Dimenticati di raccogliere minerali, costruire basi e mandare ondate di Zergling contro il nemico. Questo nuovo capitolo è un action adventure open world in terza persona, con una forte componente narrativa. Blizzard sta prendendo uno degli universi più iconici della storia dei videogiochi e lo sta trasformando in qualcosa di completamente diverso da quello che i fan storici si aspettavano.
E qui parte già il primo dibattito interno alla community: è una tradimento o è coraggio? Io personalmente sono combattuto. Da una parte capisco la rabbia di chi voleva un StarCraft III RTS puro. Dall'altra, diciamocelo, il genere RTS commercialmente oggi è nicchia. Portare StarCraft in un formato più moderno e accessibile ha un senso di mercato enorme.
Il terzo tentativo di dare vita a un progetto simile
Una cosa che voglio sottolineare perché mi ha colpito: questo è il terzo tentativo di Blizzard di fare qualcosa del genere. Vi ricordate StarCraft: Ghost? Cancellato. E poi c'era il progetto Ares, anche quello finito nel dimenticatoio. Blizzard ci ha provato più volte a spingere l'universo StarCraft fuori dai binari dell'RTS, e ogni volta è andata male.
Questo mi fa venire due pensieri opposti. Il primo: se ci hanno riprovato per la terza volta, evidentemente ci credono davvero. Il secondo, più cinico: quante possibilità ci sono che anche questo finisca nel cimitero dei progetti cancellati? Con una data al 2030, di tempo per cambiare idea ce n'è fin troppo. Io la tengo d'occhio ma col beneficio del dubbio, ve lo dico chiaro.
Il settore Koprulu, 70 anni dopo
Dal punto di vista narrativo la cosa si fa interessante. Il gioco è ambientato nel settore Koprulu, circa 70 anni dopo gli eventi che conosciamo. Quindi stiamo parlando di un salto temporale importante, che permette agli sviluppatori di raccontare una storia nuova senza dover per forza rispettare al millimetro tutto il lore precedente. È una scelta furba, perché ti dà libertà creativa mantenendo comunque il legame con l'universo che amiamo.
Per chi come me vive di storie ambientate in universi fantascientifici ricchi, questa è musica per le orecchie. Il settore Koprulu ha un potenziale narrativo pazzesco e finalmente potremmo esplorarlo in prima persona, camminando su quei pianeti invece di guardarli dall'alto come generali.
Struttura sandbox stile Far Cry e la firma di Dan Hay
Qui arriva il dettaglio che mi ha fatto drizzare le antenne. La struttura del gioco sarà una sandbox in stile Far Cry. E indovinate un po' chi c'è dietro? Dan Hay, uno dei nomi chiave dietro proprio la saga di Far Cry. Questo non è un dettaglio da poco.
Se Blizzard ha messo una figura del genere alla guida, significa che vogliono davvero costruire un open world con avamposti da conquistare, zone da liberare, una progressione da esploratore. Il modello Far Cry è collaudatissimo e funziona. Il rischio? Che diventi l'ennesimo open world con la classica formula "torretta-avamposto-missione secondaria" che ormai abbiamo visto mille volte. La differenza la farà quanto riusciranno a intrecciare quella struttura con l'anima di StarCraft.
Perché diavolo esce nel 2030
Torniamo al punto che mi ha spiazzato all'inizio. 2030. Perché annunciare un gioco così presto? Ci ho pensato su e secondo me le ragioni sono un paio. Primo: Blizzard vuole tenersi stretti i fan mostrando che l'universo StarCraft non è morto, dando un segnale forte dopo anni di silenzio. Secondo: un progetto di questa ambizione, con un open world narrativo di livello tripla A, richiede tempo. Tantissimo tempo.
Il lato negativo? Un annuncio così anticipato rischia di generare hype che poi va gestito per anni. E sappiamo tutti come vanno queste storie: aspettative gonfiate, ritardi, e alla fine il rischio di delusione. Io preferirei quasi che me lo avessero mostrato tra due anni con roba concreta da vedere.
E il multiplayer? E il live service?
Qui vi parlo da uno che vive di extraction shooter e looter shooter. Per ora niente multiplayer, niente stagioni. È un progetto pensato principalmente come esperienza single player narrativa. E per una volta, sinceramente, non mi dispiace. Non tutto deve essere per forza un live service con battle pass e stagioni.
Detto questo, Blizzard ha lasciato la porta aperta al live service. Non hanno chiuso completamente all'idea di espandere il gioco in quella direzione in futuro. Che tradotto significa: se il single player vende bene, arriveranno modalità multiplayer e contenuti stagionali. La solita strategia moderna, insomma.
Il mio verdetto (per ora)
Che ne penso alla fine di tutta questa storia? Sono cautamente incuriosito. Il cambio di genere è audace e potrebbe rivitalizzare un franchise che era fermo da troppo tempo. La presenza di Dan Hay mi dà un minimo di garanzia sulla qualità dell'open world. L'ambientazione 70 anni dopo apre scenari narrativi golosi.
Ma il 2030 è lontanissimo, è il terzo tentativo dopo due fallimenti, e finché non vedo gameplay vero tengo l'entusiasmo al guinzaglio. Voi che ne pensate? StarCraft come sparatutto open world vi convince o avreste voluto un RTS classico? Fatemelo sapere, perché su questo argomento voglio proprio sapere da che parte sta la mia community.